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I paccheri al ragù

I paccheri napoletani, un concentrato di sapore

Negli scorsi giorni abbiamo parlato di diversi formati di pasta che si usano nella cucina partenopea. Abbiamo parlato degli spaghetti e della pasta mista ma, oggi, vogliamo parlare dei famosissimi Paccheri Napoletani. Un formato di pasta “gigante” che conosce ampia diffusione a Napoli. Questo particolarissimo formato di pasta ha suscitato da sempre grande curiosità. In lingua napoletana pacchero indica lo schiaffo ben assestato a mano aperta. Cosa c’entra, quindi, un formato di pasta con un poderoso manrovescio?

 

Paccheri: tante ipotesi e poche certezze

I paccheri napoletani (anche detti schiaffoni) in passato erano il formato di pasta preferito dai poveri. Bastavano pochi paccheri per saziarsi e contenere la spesa al massimo. Vengono conditi generalmente con il pomodoro, magari ripassati in forno, e il parmigiano. Ma il nome “pacchero” esattamente da cosa deriva? Poco si sa sul perchè a questo formato di pasta gigante è stato assegnato questo nome. Si pensa che il nome derivi dall’assonanza tra il rumore dello schiaffo e il rumore che fa questo formato di pasta quando viene impiattato.

La versatilità del pacchero

Il pacchero è un formato di pasta, a dispetto delle sue generose dimensioni, estremamente versatile. Lo si può impiegare in preparazioni di carne (ragù napoletano o pasta al forno) o di pesce. Una variante gustosa è quella dei paccheri al pomodoro ripieni di ricotta e mozzarella. Un piatto unico dallo straordinario e inconfondibile sapore.

La capitale del pacchero napoletano

La città di Gragnano è sicuramente la capitale mondiale del pacchero. Si narra che il re Ferdinando II, ghiottissimo di pasta, abbia assegnato proprio a Gragnano il compito di fornitore della Real Casa dopo aver assaggiato per la prima volta questo delizioso formato di pasta nel corso di una scampagnata di primavera.

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